Rumore #183

E' Doom della più bella specie quello degli Abysmal Grief, ma se fosse uscito nel 1970, il loro esordio sarebbe stato inserito perfettamente nella corrente Dark Sound accanto a luminari come Black Sabbath, High Tide ed Atomic Rooster. La voce è greve, salmodiante e profonda. Il timbro stentoreo accentua il senso arcano e misterioso della musica. Eccezionale il primo brano "The Necromass: Always They Answer", che è un compendio delle migliori caratteristiche del genere. Intro di pioggia alla Black Sabbath che apre uno squarcio oscuro su chitarre cariche di nera elettricità accompagnate da una viola dolente. La parte centrale, una preghiera recitata in latino, porta alla memoria le escursioni occulte degli Jacula, mentre la coda per chitarra e pianola sembra una nenia infernale. Effetti lugubri, sotterranei, contribuiscono a creare un clima di orrore anche negli altri pezzi, con organo sacrale (Cultus Lugubris) e lente pennellate acide che tratteggiano un clima gotico ed un pò barocco, come l'ideale colonna sonora di un film ispirato a un libro di E.A. Poe. Se cercavate un peana alla Morte, eccolo. Voto: 8 (Stefano Cerati)

 

Rock Hard #54 (04/2007)

I genovesi Abysmal Grief esistono dal 1995, ma solo oggi approdano all'album di debutto per Black Widow Records. E' l'ennesimo mattone con cui la label ligure sta costruendo pian piano una cattedrale gotica tutta italiana, confermando l'esistenza di uno stile dark/doom autoctono. Al di là delle ovvie influenze Seventies di Black Sabbath e Black Widow e a un'inevitabile passione per il Doom ottantiano, gli Abysmal Grief hanno ereditato soprattutto le inclinazioni metal di Death SS, Paul Chain e primi Mortuary Drape. Ed insieme ad esse, anche una certa inclinazione prog e una spiccata sensibilità teatrale, adeguata alle istanze occulto-macabre che ne informano la poetica. Il rituale negromantico dell'imponente "The Necromass: Always They Answer", l'elegia doom di "Requies Aeterna" e l'organo saltellante di "Cultus Lugubris" hanno per protagonista la Morte, raccontata solitamente coi toni dell'horror, ma anche del gotico ottocentesco, tra recitativi in latino, scrosci di pioggia e campane a morto. E' una musica che trasmette il fascino morboso e magico di catacombe umide e cimiteri dimenticati, raccontati col rispetto superstizioso e la devozione proprie della nostra cultura. (Luciano Gaglio)

 

Rock Underground

Uma das mais macabras, mórbidas e tétricas bandas que já ouvi em toda minha vida, bem como esse disco homônimo. Chega a ser assustador, e olha que quem vos escreve é um aficionado em terror e horror em geral seja música, filme, teatro, arte, evento, diversão, objetos, e tudo que remete o gênero. A capa já assusta: uma cena obscura sugerindo uma missa satânica, toda e preto e roxo. A embalagem digipack além de linda, mais fotos e referências à este clima todo. O encarte é simples, sucinto e direto, por isso levamos a coisa ainda mais a sério. E de todas as bandas que a Black Widow já lançou, esta é a mais tenebrosa e mais dispare das outras, sem dúvida. Eles têm aquele quê de Progressivo, de Doom, de Stoner, de anos 70 e enfim, lembrando as trilhas sonoras feitas pelo também italiano Antonius Rex. Mas aqui, o Abysmal Grief pega pesado! O lado Doom é muito mais forte, mas a desenvoltura, acordes, riffs, baixo, bateria, tudo é remetido o tempo todo para fazer música negra, pondo no bolso muita banda de Black Metal que se maquia e se esgoela como que querendo dizer “eu sou satânico, olha para mim”. Aqui, o clima é pesado, a música é fúnebre e a aura é funesta, nunca ouvi nada tão assustador e obscuro, e tenho certeza que você também não. Como o CD é praticamente um áudio de um ritual, não faz sentido desmembrar uma parte que está incluso em um todo. Apenas um toque: ouça a noite, com tudo escuro e apagado. E viajarás às camadas mais negras do seu ser! - 10 - (Júlio César Bocáter)

 

FLASH #220 (Agosto 2007)

Dopo la pubblicazione dell'Ep "Mors Eleison", qui comunque interamente riproposto, esce sul mercato il fin troppo sospirato cd d'esordio del gruppo genovese, degno erede dell'ormai "defunto" Paul Chain...e non solo. Infatti, a differenza del grande maestro che fu, l'oscuro e catacombale sound del gruppo è impreziosito dal lugubre salmodiare di Labes C.Necrothytus e dalle tastiere dello stesso, che donano al tutto inedite e psicotiche profondità space and progressive, alle quali fanno da contraltare i roboanti e mefitici riffing guitars di Regen Graves e il possente basso del misterioso Lord Alastair. Prendono così forma composizioni ora lisergiche e progressive quali l'iniziale, composita e sacrilega "The Necromass: Always They Answer", ora doom/dark-oriented tipo "Cultus Lugubris", per certe scansioni pure devota ai Saint Vitus degli inizi. Lugubri campane scandiscono l'incedere perverso di "Requies Aeterna", song che concede respiro solo con l'irrompere ieratico delle dissonanti keyboards di Labes, spesso sovrastate da schizzati solo-guitars di rara drammaticità espressiva. "Creatures From The Grave" è invece la dinamica esaltazione del dark progressivo dei '70, ancora grazie alle mistiche tastiere che accompagnano la marcia altera del possente binomio chitarra-basso. Addirittura sacrale la bellezza della conclusiva e funerea "When the Ceremony Ends". Come sopra accennato, a completare il tutto troviamo la riproposizione dell'intero Ep dello scorso anno, con una "Occultism" in chiave heavy doom e ovviamente corredata da liriche all'altezza della musica, a ribadire che certo non stiamo parlando di meri cloni ma di artisti che, partendo da basi classiche, sviluppano un discorso sonoro alquanto personale. Tutto ciò trova conferma pure nell'iniziale "Mors Eleison", minaccioso macigno doom and dark che citando pure i Saint Vitus nel monumentale riffing guitars di Regen Graves e aggiungendo tastiere di stampo progressive, genera un qualcosa di pumbleo, infernale e assolutamente personale. La criptica e sacrilega "The Shroud" funge da macabro preambolo alla tristissima "Mysterium Umbrarum", che al costrutto space and dark di base, contrappone terrificanti digressioni heavy doom dove chitarra, basso e lugubri rintocchi di campana danno vita ad un wall of sound impressionante. Dimenticavo... bellissimo e consono al genere proposto il digipack che contiene il prezioso dischetto. (Ulisse Carminati)

 

GRIND ZONE #4/2007

E' nell'anima più oscura e tetra che gli Abysmal Grief affondano le proprie radici musicali. In quella dark doom in cui l'Italia ha davvero qualcosa da dire. Litanie funebri lente e tetre, ammantate di una veste orrorifica davvero suggestiva. Gli Abysmal Grief davvero possono vantarsi di avere un sound evocativo visto l'ottimo lavoro strumentale di cui si fregia questo omonimo album. Quanti hanno il cuore intrappolato tra le nere ragnatele di Black Widow, Death SS e Opera IX riusciranno ad apprezzare appieno un lavoro unico nel suo genere che, finalmente, non risulta derivativo ma personale visto che si inserisce in un genere musicale in cui le bands italiane hanno saputo dettar legge. E' una pioggia battente ad introdurci nel nero mondo di questo disco diviso in due parti ben distinte: la prima, che comprende le prime sette tracce, intitolata "Abysmal Grief", la seconda, comprendente le ultime quattro, dal titolo "Mors Eleison". Nella prima ogni canzone è intervallata da momenti più ambient, alternando parti doom metalliche ad altre più d'atmosfera. Nella seconda, invece, i toni delle chitarre si fanno ancor più lugubri ed ecclesiastici. Le vostre notti saranno inquiete se, come colonna sonora ci saranno queste undici nere tracce. (Pier Marzano)

 

 

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